La paura di amare

Una riflessione sulla Vedova allegra di Franz Lehár

Di Lorenzo Passerini

La musica di Franz Lehár, sottovalutata dai più nel mondo, cela al suo interno sapienza suprema.

L'aderenza testo-parola che si riscontra nei suoi lavori è al pari livello di quella che si trova nelle opere dei suoi più famosi contemporanei. Dvorak lo spronò a comporre. Mahler amava la sua musica. Puccini si congratulò con fervore con lui.

 

E perché?

 

Perché nell'apparente semplicità di un'operetta come "La vedova allegra" si nasconde tutta quella leggerezza filo-schubertiana e quella capacità di sedurre stregante ancora.

 

Spesso e volentieri qualche snob può correre il rischio di confondere la semplicità e la costante seduzione con inconsistenza e "arte finta". La leggerezza del tema (per tema intendo la "trama") proposto nell'operetta viene esaltata superbamente in musica da un Lehár tanto ispirato. I valzer sono conditi da una strumentazione sempre nuova, sempre ragionata. La consapevolezza dell'armonia e della tavolozza orchestrale sorprendono.

 

Vi è una concreta ragione dietro ad un tal intramontabile successo. La musica ci tiene incollati alla sedia. Come Brahms scrisse sotto allo spartito del Valzer di Johann Strauss Sul bel Danubio blu "sfortunatamente non di Johannes Brahms"credo che anche questo capolavoro leháriano di perfetta coesione tra atmosfera, musica e parola possa essere invidia di molti compositori.

 

Quest'operetta sa di Oro e Argento (per citare il più famoso valzer di Franz Lehár). Profuma di Vienna, di Parigi. È forse l'ultimo sospiro di una società piena di eccessi e spensieratezza, che capitombolerà in breve tempo nella Prima guerra mondiale (l’operetta venne eseguita per la prima volta nel 1905 a Vienna).

 

La Vedova allegra insegna. Bisogna solo avere il coraggio di non aver paura d'amarla. 

 

 «Una sera, Mahler e io partecipammo ad una performance della Vedova Allegra, e ci divertimmo molto. Successivamente, a casa, abbiamo ballato e per così dire ricostruito il valzer di Lehár a memoria. Poi è successo qualcosa di divertente. Non riuscivamo a ricordare come andava la melodia in un punto particolare del valzer e così abbiamo provato come potevamo. A quei tempi eravamo entrambi troppo snob per pensare di comprare una copia del valzer. Andammo tempo dopo al negozio di musica di Doblinger. Mahler incatenava il suo manager in una discussione sulla vendita delle sue opere, mentre io sfogliavo apparentemente senza meta attraverso le numerose selezioni di pianoforte e pot-pourri della Vedova Allegra fino a quando sono arrivata al valzer e lo spartito che stavo cercando. Così poi sono andata da Mahler, ci congedammo dal negoziatore e quando fummo fuori per la strada gli cantai il passaggio del valzer, per non dimenticarmelo di nuovo.»

Alma Mahler

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